Per chi è alla ricerca di un investimento sicuro, magari per piccole somme, i buoni fruttiferi postali sono, ancora oggi, degli strumenti molto interessanti.

Si calcola che circa 26 milioni di italiani hanno fatto ricorso a questa forma di investimento, acquistandone almeno uno nella vita. Ciò soprattutto perché sono garantiti dallo Stato Italiano e vengono emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti Spa, per cui rappresentano un modo sereno e protetto per salvaguardare i propri risparmi.

La convenienza deriva anche dal fatto di non avere costi di sottoscrizione e di poter usufruire della tassazione agevolata al 12,50%.

Come calcolare il rendimento dei buoni fruttiferi postali

La prima cosa da tenere in considerazione quando si vogliono conteggiare gli interessi maturati dai vostri buoni postali, è individuare la tipologia del buono stesso, la data di emissione, quella di scadenza, la valuta e l’importo della cifra investita.

In particolare, è importante conoscere la tipologia di buono acquistato, perché, per esempio, per quelli indicizzati a scadenza a 5 o 7 anni, per i cosiddetti “BFPPremia” e per quelli indicizzati all’inflazione il conteggio si può fare soltanto al momento della riscossione del buono stesso, visto che dipendono dall’EUROSTOXX e dall’Indice FOI, due elementi il cui valore non è mai stabile.

Attualmente, il calcolatore migliore è quello messo a disposizione da Poste Italiane sul proprio sito internet, non sicuro al 100% (soprattutto per i buoni a lunga scadenza), ma molto affidabile e semplice, visto che è sufficiente inserire data di sottoscrizione, data di rimborso, tipologia del buono, valuta (se lire o euro) e l’importo.

Un altro metodo, anche fai da te, è di controllare le condizioni di sottoscrizione dei buoni ricevute al momento dell’acquisto. Per quelli a 18 mesi, per esempio, il tasso di interesse aumenta ogni semestre, per cui per il primo semestre l’interesse annuo sarà dello 0,10%, per il secondo aumenterà allo 0,15% e, infine, alla scadenza arriverà allo 0,20%. Stesso discorso per chi ha investito sui buoni 3×4 che vengono rimborsati ogni 3 anni, quindi dopo 3, 6 e 9 anni. In questo caso, alla fine del terzo anno, il rendimento sarà dello 0,30%, alla fine del sesto dello 0,75%, alla fine del nono dell’1,25% e alla scadenza raggiungerà l’1,50%.

Come calcolare la ritenuta fiscale

Un altro aspetto da tenere in considerazione quando si decide di riscuotere i propri buoni postali, è l’ammontare della ritenuta fiscale e dell’imposta di bollo. La prima è una tassa calcolata in base alla data di emissione del buono stesso, mentre la seconda si applica soltanto quando il valore del buono supera i 5000 euro e ammonta allo 0,2% della somma.

Nel corso degli anni, la legge sulla ritenuta fiscale è cambiata diverse volte, così i buoni emessi fino al 20 settembre del 1986 sono esenti, mentre quelli acquistati dal 21 settembre 1986 al 31 agosto del 1987 sono soggetti a una ritenuta fiscale del 6,25%. Infine, i buoni emessi dal 1° settembre 1987 al 23 giugno 1997, hanno una ritenuta del 12,50%.

Conviene investire in buoni fruttiferi postali?

Se si è dei piccoli risparmiatori e si cercano investimenti sicuri, prudenti e a lunga scadenza, ancora oggi i buoni fruttiferi postali rappresentano un’ottima alternativa. Come già detto, sono garantiti dallo Stato italiano, permettono di investire anche una cifra minima di 50 € e quelli che hanno un valore di rimborso non superiore ai 5000 € sono esenti da tasse. Infine, il capitale è protetto al 100% e non prevedono imposta di successione.

Certo, il guadagno si è ormai ridotto ai minimi, ma rimane un investimento ancora molto amato dagli italiani.